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sabato 22 novembre 2008

Le Proposte per cambiare l'Università!

Parlandovi dei punti chiave della legge 133 (vedi qui), vi avevo promesso che avrei parlato anche delle proposte che l'Ateneo di Padova metteva in gioco in un presunto tavolo di concertazione con il governo. Questo post cercherà di far luce su queste proposte, sperando che un giorno esse possano essere per lo meno ascoltate dal governo in carica. A parlare di questi punti importanti è stato il Professor Muraro (biografia), Ordinario di Scienza delle Finanze all'Università di Padova , ex Magnifico Rettore di tale Ateneo da novembre '93 fino all'ottobre '96 ed ex Presidente della Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica (CTFP). Quest'ultima è stata nominata dal Ministro dell'Economia Padoa Schioppa (vedi qui e quinella scorsa legislatura ed è stata subito cancellata una volta che al Ministero è salito Tremonti. Come si può ben delineare leggendo il link, la CTFP è stata nominata con l'obiettivo di revisionare la spesa pubblica e, nel caso particolare dell'Università Italiana, lo scopo era quello di "spendere di più, ma spendere meglio". A questa commissione non si è dato il tempo di lavorare perché tutti conoscono la storia politica recente nel nostro Paese e, quindi, il Professor Muraro ha dovuto spiegare a noi studenti quali sarebbero dovuti essere gli obiettivi principali della CTFP in tema di Università. Obiettivi che sono più che mai di attualità considerando ciò che ha introdotto la legge 133 nel panorama universitario. Dal mio articolo precedente, avete potuto notare come sia stato calcolato che i tagli indiscriminati che la 133 porta con sé siano pari allo 0,83% della spesa corrente, più il taglio del turnover. Fondi che vengono sottratti alla già scarsa spesa, pari all'1% appena del PIL, che lo Stato dà alla Ricerca Italiana. Avete potuto leggere, invece, che il Trattato di Lisbona, revisionato dall'Italia ad inizio di questa Legislatura, prevede che alla Ricerca vengano assegnati fondi pubblici pari al 3,3% del PIL, ossia molto di più di ciò che viene effettivamente donato. Partendo da questi punti fondamentali cerco di introdurre al meglio i 5 obiettivi importanti che la CTFP si era data, che l'Ateneo di Padova tuttora appoggia in pieno dentro l'AQUIS e che potrebbero veramente cambiare in meglio l'Università Italiana. Il primo punto prevede di eliminare la cosiddetta Spesa Storica. Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità, l'Università faccia l'Università e il Governo faccia il Governo. Questo significa che gli Atenei devono essere responsabilizzati in tema di Didattica, di Ricerca e di Assunzioni del personale ma nello stesso tempo il Governo deve impegnarsi a fornire i Fondi necessari con costante regolarità e a ridefinire gli Stipendi. In Italia, infatti, non esiste la meritocrazia e la qualità e nessuna delle due viene men che minimo premiata. Chi ora vuol farci credere che i tagli servono per eliminare gli sprechi, è stato colui che ha introdotto la Riforma Moratti del 3+2 che ha moltiplicato i Corsi di Laurea, spesso inutili, con costi pubblici che sono balzati in aria in modo incontrollabile. Tutti sapevano che potevano prendersi i finanziamenti statali, mediante il meccanismo della Spesa Storica, e allora perché non creare una nuova Laurea? Il secondo punto prevede di stilare una Programmazione decennale per l'Università e la Ricerca che deve essere rispettata. Anche qui vale la regola della responsabilità: io Governo ti dò tutti gli strumenti affinché tu Università possa raggiungere gli obiettivi programmati, ma tu Università devi raggiungere questi obiettivi nel periodo concordato con il Governo, sennò paghi. La terza proposta entra nell'ambito economico della faccenda proponendo la Trasparenza dei Bilanci degli Atenei e la Ridefinizione dei cosiddetti Vincoli. Questi vincoli, affinché possiate capire tutti, riguardano essenzialmente 1) le spese fisse per il personale che ogni Ateneo deve affrontare e 2) l'FFO, che avete capito essere il Fondo di Finanziamento Ordinario vitale per ogni Ateneo Pubblico, anche per il più virtuoso. L'FFO sta sempre più diminuendo nel tempo e di contrasto aumentano di molto le spese per il personale in alcune Università. Perché accade questo? Per il semplice motivo che non è prevista per legge una Trasparenza dei Bilanci degli Atenei. L'indebitamento attuale è sul 15% dell'FFO, ma esistono degli Atenei che spendono per il personale il 90% di questo Fondo Statale. In questa situazione non regolamentata i margini di manovra sono ridotti al minimo, la prima cosa che chi governa fa è ridurre i fondi a tutti così si taglia la testa al toro, non capendo che in questo modo non si risolvono i problemi (bensì si aggravano) e non si riescono a far progredire le Università migliori. Infatti, se il Fondo di Finanziamento Ordinario non viene più adeguato bensì tagliato, con la scusa non veritiera che la maggior parte di esso viene usato da TUTTI gli Atenei per mantenere il personale, si va alla deriva perché otteniamo che le Università migliori non ricevono più i fondi per colpa delle peggiori. Una Riforma seria deve individuare le Università "furbe" e far pagare solo quelle. Ciò lo si può fare con la Revisione dei Vincoli che è la naturale conseguenza della Trasparenza dei Bilanci. La quarta proposta riprende il problema della Spesa Storica visto nel primo punto e ne dà una soluzione che secondo me è innovativa. Perché non attuare anche per l'Università una sorta di Federalismo Meritocratico? Lo si può fare da domani mattina se si volesse. Una quota crescente di FFO, dice CTFP e AQUIS concorda, dovrebbe essere ripartito diversamente per ogni Ateneo secondo queste modalità: 1) un 30% deve essere dato o meno in base alla popolazione studentesca ponderata. Il termine "ponderata" è discriminante perché permette di valutare annualmente la popolazione studentesca contando chi entra come matricola e chi esce come laureato. Capite bene che se non esistesse la parola "ponderata" ciascuno potrebbe conteggiarsi i "suoi" studenti indipendentemente da quanti entrano, da quanti escono e facilmente quasi tutti otterrebbero valori numerici alti, soprattutto gli Atenei non virtuosi che mantengono per anni studenti fuori corso. 2) un secondo 30% deve essere assegnato o meno in base alla Ricerca prodotta da ciascun Ateneo. La Ricerca ovviamente è valutabile principalmente dal numero di pubblicazioni scritte in riviste scientifiche accreditate, che a loro volta hanno alle spalle persone capaci che valutano il prodotto prima di pubblicarlo e questo già accade. 3) Un successivo 30% deve essere destinato o meno in base alla Didattica svolta da ogni Ateneo. Questo punto è ancora oggi fonte di discussione perché è chiaro come sia necessario istituire per questa valutazione un indicatore di sorveglianza rigido, incorruttibile e trasparente. E qui io penso che la Rete potrebbe avere una parte non di poco conto, se si avessero rappresentanti parlamentari capaci. 4) il rimanente 10% deve essere donato o meno agli Atenei che sviluppano progetti speciali in termini misurati e misurabili come ad esempio il progetto Socrate-Erasmus, le Tesi all'Estero, le collaborazioni con Università straniere etc... Questi punti della quarta proposta oggettivamente possono migliorare di molto l'Università Italiana. Il quinto punto stilato dalla CTFP parla delle Borse Studio, argomento che vi avevo promesso nel precedente post. Attualmente le Borse Studio sono finanziate dalle Regioni e, per ovvi motivi, sono inadeguate al mantenimento dello studente che le riceve. La proposta è quella di introdurre un Fondo Nazionale per le Borse di Studio. Il Prof. Muraro dice che basterebbero 50 Milioni di Euro per risolvere molti degli attuali problemi presenti in quest'ambito e a me non pare una cifra che possa distruggere un Bilancio Statale. Perché agire su questo punto vi chiederete. La risposta sta nella parola "Competizione". Se allo studente bisognoso lo Stato dà i soldi per un mantenimento di vita decente, egli potrà scegliere l'Ateneo che più gli aggrada e che più soddisfa le sue ambizioni. Ecco quindi che ogni Università cercherà di far di tutto per richiamare a sé quello studente e nel Sistema si creerà una sorta di competizione benefica e sana destinata a premiare i migliori a discapito dei peggiori. Oggi, invece, lo studente bisognoso non riceve tanti soldi e quindi è costretto a ragionare al ribasso, mettendo i costi sopra all'ambizione personale e scegliendo quasi sempre Facoltà vicino casa che, nella maggio parte dei casi, gli permettano di fare il pendolare con più facilità. Da qui sono nate le miriadi di sedi staccate che sono un costo impressionante per lo Stato e che sono un suicidio intellettuale per gli studenti magari meritevoli. Dunque, da ciò capite che se si volesse cambiare veramente l'Università lo si potrebbe fare ascoltando chi di Università ne capisce.

domenica 2 novembre 2008

I Punti chiave della Legge 133!

L'Ateneo di Padova, come peraltro tutti gli Atenei d'Italia, ha deciso di mobilitarsi per rendere noto il perché della protesta contro la legge 133 inserita in Finanziaria che reca disposizioni in materia di sviluppo economico, semplificazione, competitività, stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria. Ovviamente alle Università interessa rendere noto la parte che le tocca in modo particolare per cui, essendo studente, tralascerò le parti che parlano d'altro. L'argomento è complesso (anche se è riassumibile in pochi punti cardine) ed è per questo che ho deciso di trattarlo in due articoli diversi che si susseguiranno nel tempo. In questo primo articolo penso sia giusto parlarvi delle legge in quanto tale, per dar modo a tutti voi di capire la situazione in maniera spero più chiara di quanto invece trapassa dalle TV.  In un secondo articolo, invece, darò spazio alle proposte di miglioramento e/o cambiamento di questa legge, in modo tale da rendere noto a tutti che chi si sta mobilitando lo sta facendo per far sentire la propria voce e non perché è un fannullone che non ha voglia di fare nulla. Ci tengo a precisare già da ora due cose: la prima è che il movimento su scala nazionale non è assolutamente un movimento di parte politica. E' troppo semplice ricondurlo ad un antiberlusconismo che non esiste nella sua totalità e che è testimoniato da molti video presenti in Rete. Pare scomodo dire che i ragazzi di oggi si informano nei canali di informazione libera (vedi la Rete) ragionando con la propria testa, ma è così nella maggioranza dei casi. E' molto più semplice da parte della classe politica al potere ridurre il movimento ad una burletta di parte, ma sono convinto che tutti voi non ci siete cascati in questo tranello. La seconda cosa che vi voglio enunciare è che tutto ciò che vi dirò in questi post non sarà assolutamente una mia visione della situazione ma sarà la realtà dei fatti, testimoniata per altro da illustri docenti (farò nomi e cognomi) che ho avuto l'onore di sentire in alcune conferenze di questi giorni. Il curriculum vitae parla per loro e la loro trasparenza è legittimata dagli incarichi svolti in passato ed in corso di svolgimento nel presente. Fatte queste necessarie premesse, valutiamo i punti cardine di questa legge che non è una riforma, come peraltro riconosciuto seppur a fatica dagli artefici di questo "capolavoro". Innanzitutto sono da valutare i tagli alle Università. Sono convinto che molti di voi non ci stiano capendo nulla e credo, inoltre, che molti voci favorevoli a questa legge non sappiano bene come stia veramente la situazione in termini di tagli di risorse agli Atenei. In primo luogo bisogna fare riferimento al cosiddetto FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario). Esso non è altro che un finanziamento statale che annualmente tutti gli Atenei ricevono e, per questi ultimi, è una vera panacea dato che rappresenta più della metà delle loro capacità di sostentamento. Il Prof. Favotto (vedi qui), Ordinario di Economia Aziendale alla Facoltà di Economia di Padova (da anni la prima in Italia) e Presidente della Commissione Permanente "Programmazione" del CUN (vedi qui e qui) ci fornisce alcuni dati importanti. L'ammontare dell'FFO nel 2008 è di 6872 Milioni di euro e nel giro di tre anni arriverà a 6030 Milioni di euro con un taglio di 842 Milioni di euro. Stiamo parlando di un fondo che è vitale per le Università italiane. Se possibile, la situazione è peggiore per vari motivi. Innanzitutto, la campagna di propaganda becera che sta facendo l'attuale maggioranza. Essa, infatti, sostiene che l'FFO aumenterà nel 2009 (e che calerà solo dopo per eliminare gli sprechi) per cui non si capiscono le lamentele degli Atenei. Questo è il classico caso in cui sarebbe meglio star zitti piuttosto che sparare cavolate. E' vero, infatti, che nel 2009 l'FFO crescerà (6934 Milioni di euro) ma questo aumento, in primo luogo, è stato previsto dall'ultima Legge Finanziaria del Governo Prodi sulla quale la legge 133 non può agire, per cui non vedo quali meriti possono attribuirsi gli esponenti attuali del governo. La legge 133, infatti, entrerà in vigore (se approvata così com'è) solamente nel 2010. In secondo luogo, proprio per il motivo di cui sopra, il definanziamento risulterà ancora più aggravato degli 842 M di euro già scritti da me prima (da 6934 a 6030 sono 904 Milioni di euro i tagli in tre anni) per cui non vedo perché il governo debba tirarsi sui piedi una zappa del genere.  Peraltro, andando in dettaglio, non è nemmeno accettabile che ci si senta rispondere che il taglio dell'FFO è eseguito per eliminare gli sprechi. Infatti, queste risorse tolte alle Università cioè al Sapere, non andranno impegnate nella riduzione delle tasse o, che ne so, nella realizzazione delle Infrastrutture, bensì verranno adoperate in un quantitativo approssimabile ai 440 Milioni di euro per Alitalia (e sapete tutti come sta andando la vicenda) e in un quantitativo prossimo ai 5 Milioni di euro per ripianare il buco statale creato dalla scomparsa dell'ICI (peraltro è una doppia truffa perché sapete che con il federalismo fiscale l'ICI cambia nome in "Tassa di Scopo" per cui la tassa rimane intatta). E' fuor di dubbio, dunque, che il Sistema Atenei è considerato la valvola di sfogo da parte dei governi che si succedono. Ho bisogno di soldi? Li prendo dalle Università, tanto non rompono mai le palle loro... Questo è il primo punto cardine (oppure il primo taglio cardine, vedete voi) della legge 133. Il secondo punto di scontro si riferisce sempre a tagli ed è il blocco del turn over al 20%. Cos'è il turn over? La parola sta per "ricambio" e rappresenta l'assunzione di un giovane Ricercatore al posto di un Professore che va in pensione. Questo serve per mantenere intatta la struttura di Didattica e di Ricerca di ogni singola Facoltà. Se si limita al 20% significa che per 5 Professori che vanno in pensione solo 1 nuovo Ricercatore viene assunto. Tutto questo, ovviamente, con buona pace della meritocrazia dato che quell'uno, molto probabilmente, dovrà avere "buone conoscenze" per entrare nel Sistema e con buona pace della Didattica/Ricerca. Gli altri 4 corsi, infatti, chi li sostiene? Quale studente riuscirà a laurearsi in tempo dato che prima aveva 5 Professori che potevano fargli fare la tesi e adesso ne resta solo uno? Chi le paga le tasse universitarie mentre fa la fila aspettando il suo turno per entrare in tesi? E' ovvio che questa misura non aiuta, o meglio aiuta solo in parte gli Atenei che vanno male perché permette loro di rientrare nel bilancio tagliando il personale. Dico "solo in parte" perché i soldi derivanti dal taglio del personale non potranno essere utilizzati ed investiti dagli Atenei (per miglioramenti, per nuovi edifici, per le borse studio...) ma dovranno essere dati allo Stato. In pratica lo Stato è padrone e deve fare cassa e la fa non tagliando gli sprechi della politica ma prendendosi tutti i soldi derivanti dai tagli alla scuola. E per fortuna che non si dovevano mettere le mani in tasca a nessun cittadino!!! Terzo punto cardine della legge 133 è la progressiva trasformazione delle Università in Fondazioni di Diritto Privato che avranno la titolarità del patrimonio. La legge cita che "le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione". La frase mi pare chiara ed esaustiva. Poi ovviamente il governo si affretta a dire che non è consentita in ogni caso la distribuzione di utili tra i soci, ma ci mancherebbe altro oserei dire. La legge è questa, per cui non ci vuole un giurista per capire che la trasformazione totale delle Università in Fondazioni è catastrofica per quello che l'Università rappresenta. E' il luogo del Sapere e delle Idee e non può diventare un mero distretto separato delle ditte, dove al suo interno si farà solo la Ricerca che comoda ai soci che la possiedono. Un Ingegnere Ricercatore si troverà a saper fare solo una determinata cosa e, se per sua disgrazia, un giorno dovesse essere licenziato non sarà in grado di fare nient'altro. Anche in questo caso ci sono proposte e ve le elencherò la prossima volta. La protesta dell'Ateneo di Padova, dunque, riguarda maggiormente questi punti (poi ci sarebbe da parlare delle Borse Studio ma preferisco inserirle nel prossimo post che credo vi interesserà molto) ed è una protesta legittima in quanto è tra gli Atenei più virtuosi in Italia e fa parte dell'AQUIS, ossia l'associazione degli Atenei più produttivi in Italia. Questa legge, dunque, prevede tagli per un 0.83% della spesa corrente (e sono tagli orizzontali ovvero indiscriminati) più il turn over e se si aggiunge tutto ciò al fatto che in Italia si spende per l'Istruzione e la Ricerca meno dell'1% del PIL (quando il Trattato di Lisbona ratificato dall'Italia ad inizio Legislatura prevede che ogni Stato fornisca alla Ricerca circa il 3,3% del PIL) si capisce come gli Studenti, i Ricercatori ed i Professori forse tutti i torti non li hanno quando protestano. Da 15 anni l'Università Italiana è ipofinanziata e questo Decreto Tremonti/Gelmini è la goccia che fa traboccare il vaso. Loro non molleranno mai, noi neppure!

venerdì 24 ottobre 2008

Esameeee!

Causa un esame importantissimo Martedì, non ho tempo per scrivere un nuovo articolo anche avendone il tema prontissimo. Ovviamente, essendo uno studente universitario, il tema sarà la legge 133. Lo anticipo presentandovi questo video che tratta di una parte della manifestazione svoltasi giovedì nel mio Ateneo di Padova. Lunedì gran parte degli studenti di tutte le Facoltà (beati loro che non devono studiare ora) si riuniranno nelle loro Aule Magne per dare vita ad una seconda grande conferenza che avrà due scopi essenziali: gettare le basi per una nuova manifestazione nazionale costruttiva e delineare le linee guida dell'informazione da dare alla gente comune su ciò che sta avvenendo. E' drammatico, secondo me, che attraverso i media italiani stia passando l'idea che siamo dei fannulloni che vogliono perdere lezione, che siamo dei naviganti e facinorosi e che protestiamo contro il grembiulino delle elementari. Vi spiegherò i punti cardine del Decreto Legge, magari inserendo qualche foto qua e là raccolte anche da amici. Intanto guardatevi questo video e vi auguro un buon week end ed una buona nuova settimana!