sabato 28 febbraio 2009

Io sto con Gioacchino Genchi!



Io non so cosa riserverà il futuro per questo blog e per i blog italiani in generale. Non so nemmeno cosa riserverà il futuro al Dott. Genchi dopo aver visto attentamente questo video. So solo che non si può restare zitti ed inermi di fronte a questo stato di cose. Una persona che per più di vent'anni lavora al servizio della Magistratura per il bene del Paese e che raccoglie numerosi risultati positivi, non può essere da un giorno all'altro un truffatore o un ingannatore. Io credo al Dott. Genchi solo per il fatto che ha lavorato con il PM De Magistris negli ultimi anni e credo nella sua persona ancor più perché i poteri forti lo stanno eliminando, togliendoli ogni dignità di persona. A cosa stava lavorando la Procura di Catanzaro e in particolare De Magistris con il suo consulente tecnico Genchi? Cosa stavano scoprendo con le loro indagini? Nel video, ad un certo punto, Genchi esplode e fa capire che stavano ricostruendo degli scenari che si collegavano addirittura alle stragi di Falcone e Borsellino. Sono rimasto bloccato! I rapporti tra Stato e Mafia in parte li conosciamo e l'ascesa al potere di determinate figure dal passato ben conosciuto ce lo dimostrano tutt'oggi, ma mai mi sarei sognato che sotto sotto gli intrighi fossero così forti ai giorni nostri. Quando sarà data una risposta alle domande che ho posto sopra? Non lo so ed è per questo motivo che mi auguro vivamente che al Dott. Genchi non succeda nulla nel frattempo. Bisogna star vicino a quest'uomo perché egli sa delle cose che a tutti i cittadini normali non son date di sapere. Abbiamo bisogno della verità... Tutti! E' per questo motivo che invito tutti a guardare attentamente questo video e postarlo nei rispettivi blog. Uniti siamo la forza, ve lo dico sempre. Più saremo e più faremo sentire la nostra vicinanza ad una persona che non può restare sola in questo momento delicato della storia di questo Paese. 

P.S.: Sto pensando di fare un banner di sostegno al Dott. Genchi. Se qualcuno ha qualche idea o suggerimento si faccia avanti e sarà il benvenuto! Grazie. 

P.P.S.: Per contattarmi iscrivetevi pure al mio NetworkedBlogs. E' molto importante che tutti stiamo dalla parte della verità!

sabato 21 febbraio 2009

Veltroni va via e non cambierà proprio nulla!



Veltroni se ne va e non cambierà niente. Fra un po' di tempo mi giudicherete per questa frase e vedremo se avrò sbagliato o se avrò previsto giusto. Veltroni ha dimostrato tutta la sua inconsistenza nell'affrontare quello che, sulla carta, era da subito un compito difficilissimo: guidare il Partito Riformista più grande d'Italia. Il fatto che questo partito non si sia dimostrato nemmeno per un po' Riformista è un ulteriore punto a sfavore di questa presunta leadership. Caro Veltroni la tua fine era segnata da tempo. Quante volte la gente che ti incontrava per strada ti diceva: "ma voi del PD non parlate mai?". E tu rispondevi loro che la politica doveva essere nuova e rinnovata, basta con gli scontri ideologici, basta con le logiche vecchie della partitocrazia italiana. Te le ricordi queste parole Walter? Sembrano di secoli fa, vero, e invece non sono nemmeno di un anno fa, perché nemmeno più di un anno sei durato. La tua fine, caro Walter, era segnata da tempo, perché quando Di Pietro andava in Piazza e trovava molte più bandiere del PD rispetto a quelle dell'IDV tu dicevi che la Piazza non era il modo giusto di fare opposizione. E nel frattempo Di Pietro saliva, saliva, saliva (sale, sale, sale) e tu giù, giù, giù nell'appeal popolare. Era questo il modo di capire la gente? Era questo (ed è questo) il modo di fare opposizione? Era questo il modo di affrontare il "Lodo salva Rete4", il "Lodo Alfano", la "Tassa su Sky e non su Mediaset Premium", la defraudazione dei poteri del Parlamento,  la crisi economica e tanto altro ancora? Lascia perdere il fatto, Walter, che Berlusconi continua ad usare i soldi statali per fare propaganda elettorale. Se tu fossi stato qualche volta un leader con le palle lo avresti battuto più volte. Valium Prodi lo ha battuto due volte e tu bello pimpante e giovanile non sei stato capace di vincere mai? Potevi scegliere il rinnovamento della classe dirigente e non l'hai fatto e non lo farà chi verrà dopo di te, potevi scegliere di "parlare" e denunciare gli abusi di potere di questo governo e non l'hai fatto e non lo farà chi verrà dopo di te, potevi costruire un partito riformista e federale e non l'hai fatto e non lo farà chi verrà dopo di te... E sai perché nessuno lo farà dopo di te? Perché tu e il tuo Partito non siete credibili e non rappresentate nemmeno lontanamente un rinnovamento della politica italiana. In tre giorni 125.000 italiani hanno votato sul sito di Repubblica e tra 19 (dico DICIANNOVE) candidati votabili per la tua successione, caro Walter, la maggioranza ha scelto il ventesimo, ossia "IL VOLTO NUOVO". C'è un volto nuovo lì nel PD? Lo avete questo jolly nella manica? Ecco perché ti dico che potevi scegliere di fare qualcosa ma non hai mai scelto e nessuno sceglierà dopo di te. In verità, una cosa hai deciso di farla e ti è riuscita di una meraviglia, caro Walter, che non hai idea: ti sei aggiunto alla numerosa schiera degli zerbini del Presidente del Consiglio e, cosa ancor peggiore, hai denunciato più volte chi non ha mai accettato di diventarlo come te... E intanto scendevi, scendevi, scendevi. Ti sei accorto ora, caro Veltroni, che il tuo castello non è caduto... non è mai stato costruito? Ti sei accorto ora che la gente scesa in Piazza per firmare e protestare non era un'anomalia da combattere ma era solamente la democrazia che coglieva il suo punto massimo di significato? Ti sei accorto in questo periodo che non sei mai stato un leader? Riflettici, caro Walter, e invece di dare ora una mano a quel Partito mai nato e che non nascerà nemmeno in questi giorni, finisci il tuo mandato e ritirati dalla politica. A quel punto, forse, un vero (seppur piccolo) cambiamento ci sarà davvero nel Partito dello skipper D'Alema, di Mr. 5 legislature Fassino, di baciatrice Finocchiaro e compagnia bella che tu hai mantenuto sempre in vita. 

P.S.: Vi invito ad iscrivervi al gruppo Teo News Blog in Facebook, ma ancor di più vi invito ad iscrivervi subito a NetworkedBlogs. Uniti siamo più forti e possiamo far sentire la nostra voce in più parti. Accetto ben volentieri inviti anche per le pagine dei vostri blog! Forza! 

sabato 14 febbraio 2009

Internet libero in Stato libero!

Molto spesso parlando di politica ci concentriamo sui grossi partiti e su quello che ormai ne è restato di questi ultimi. L'Italia però non è mai banale nella sua classe dirigente, anche nei partiti meno votati, ed è in grado di vomitare sempre nuove figure allarmanti. Mi riferisco all'UDC e a questo Sen. D'Alia che spunta fuori dal mucchio così all'improvviso. Ormai tutti sanno che l'UDC non è il Partito di Casini, che peraltro ha in casa Caltagirone per cui non uno stinco di santo, ma è il Partito di Cuffaro Salvatore, ex Presidente della Regione Sicilia e condannato in primo grado a 5 anni di reclusione per favoreggiamento semplice a Cosa Nostra più interdizione perpetua dai pubblici uffici nel processo delle "talpe" alla Dda di Palermo, è pure il Partito di Cesa Lorenzo: latitante per 2 giorni nel 1993 e poi consegnatosi spontaneamente ai magistrati per scontare un periodo d'incarcerazione e condannato in primo grado nel 2001 a 3 anni e 3 mesi per corruzione aggravata, sentenza poi annullata in secondo grado non perché il fatto non sussisteva ma perché il Tribunale dei Ministri non poteva sostenere il ruolo accusatorio e doveva passare la palla al Gip di Roma che dichiarava gli atti "inutilizzabili" e disponeva il "non luogo a procedere". Nel frattempo, a forza di passare la palla da un posto all'altro, il reato decadeva in Prescrizione grazie ai cambiamenti della legislazione attuati dal secondo Governo Berlusconi. Non contento, Cesa nel 2006 si ritrova nuovamente indagato dalla Procura di Catanzaro per truffa e associazione per delinquere nell'inchiesta "Poseidone" di De Magistris, poi insabbiata insieme alle altre come sappiamo dalla cronaca recente. Ci fermiamo qui? Manco per sogno! E' il Partito di Naro Giuseppe, condannato con sentenza penale passata in giudicato a 6 mesi di reclusione per abuso d'ufficio nel processo per l'acquisto con denaro pubblico di 462 ingrandimenti fotografici alla cifra (modica) di 800 milioni di lire. E' il Partito di Vito Bonsignore che per meriti ora è al Parlamento Europeo e che nel 1992 ha ricevuto in Piazza Montecitorio una mazzetta di un centinaio di milioni di lire, dentro ad una scatola di cioccolatini, da parte di Zamorani, ex amministratore delegato della Metropolis (Ferrovie dello Stato). Bonsignore, peraltro, era già stato condannato in via definitiva a 2 anni per tentata corruzione in un altro processo che riguardava l'appalto dell'ospedale di Asti. Per non farsi mancare niente, ora l'eurodeputato è indagato a Milano per l'Affare Antonveneta a causa dei suoi rapporti amichevoli con il banchiere Gianpiero Fiorani. Ecco, questo è il Partito dell'UDC! Da questo OGM è fuoriuscito D'Alia che evidentemente si sentiva poco considerato dai suoi vicini di banco al Parlamento. Il Sen. suddetto ha proposto un emendamento, già passato al Senato, ad un disegno di legge del Min. Brunetta che prevede la possibilità, da parte del Ministro dell'Interno (Maroni), di oscurare internet in Italia. Oscurare internet significa blogs, significa Youtube, significa Facebook e significa tutti quei siti che commettono istigazione a delinquere o APOLOGIA di reato o che nei commenti abbiano parole riconducibili a tale reato. Nel video che pubblico, D'Alia è spudorato e non si vergogna assolutamente di nulla di quello che dice quando incalzato dal giornalista de "l'Espresso" Gilioli. Vi invito a guardarlo ed ascoltarlo attentamente, ma nel frattempo vi faccio qualche esempio. Chiunque di voi sia lettore di questo blog e abbia a sua volta un blog che fa delle denunce sa che ci si può imbattere in Rete con persone che non la pensano nello stesso modo o che fanno apposta ad andarti contro. Se passa l'emendamento pure alla Camera accade che, se queste persone si limitano a dissentire tranquillamente è tutto ok, se invece usano parole volgari (apologia di reato magari nei confronti del web master) per dissentire dall'articolo, il blog coinvolto è punibile con la chiusura. Finché tutto ciò riguarda i blog "piccoli", che hanno un web master che può controllare tutti i commenti e cancellare eventualmente i non consoni, ce la si può pure fare a resistere e lo si fa già, ma chi ha un blog grande e non riesce a leggere tutti i commenti come fa? Le opzioni sono due: o si filtrano i commenti e allora passeranno solo quelli comodi al proprietario, chiunque esso sia, oppure nella maggior parte dei casi non si filtreranno e si assisterà all'assedio di tutti quei falchi, quei faccendieri, quei servizi deviati che si divertono ad entrare anonimamente nei blog per scrivere di tutto e di più al fine di far chiudere apposta quello spazio di libertà. Personalmente a me è capitato molte volte di entrare da Grillo, da Travaglio, da Piero Ricca, da Di Pietro, da Mastella (a suo tempo era divertentissimo) e trovare commenti poco consoni, che offendono e che istigano a delinquere ma è la libertà della Rete. E pure per Facebook e Youtube vale la stessa cosa: tutti i gruppi e i video che inneggiano alla Mafia sono da condannare, ma vogliamo oscurare un intero portale solo per degli imbecilli? E se questi imbecilli fossero mandati ad arte dentro a specifici blog o portali? Si manda la polizia ad arte in certe piazze dove ci sono ragazzi delle superiori che manifestano, vuoi che non si riesca a mandare qualche furbo dentro ai blog e ai portali? Non si potrà mai bloccare l'ignoranza e la stupidità di alcuni soggetti, ma li si può sicuramente ignorare ed emarginare usando la testa e ragionando. Invece qui ci vogliono togliere pure la possibilità di ragionare. Voglio ricordare, inoltre, al Sen. D'Alia che esiste già il reato di offesa ed il reato penale di istigazione a delinquere punibili entrambi dalla Magistratura. A cosa serve, dunque, questo emendamento? Perché lo promuove lei questo emendamento, Signor Senatore, che non sappiamo chi sia e non lo fa promuovere, ad esempio, a Casini? Vuole forse farci pensare che, a causa della sua poca fama, ha tentato di far passare sotto silenzio il provvedimento come ha fatto Ricardo Levi a suo tempo? Come mai lo promuove lei che fa parte di questo UDC ricco di persone con la fedina penale sporca? Lo fa perché così si evitano di creare gruppi in Facebook a favore di Cuffaro o Cesa (che buonanima che sarebbe) o la fa perché forse ha capito che al di fuori delle televisioni sappiamo veramente chi sono i suoi vicini di scranno e ha paura che li denunciamo liberamente nei nostri spazi in internet? Che ne dice di fare un passo indietro come l'ha fatto il mandante Levi quando è stato beccato spudoratamente dalla Rete con le mani nella marmellata? E' ancora in tempo, mi creda, sennò rischia nel breve termine di dover promuovere un emendamento a favore della sicurezza dei Parlamentari perché la gente non ne può veramente più di voi.

P.S.: A tal proposito ho creato in Facebook un gruppo Teo News Blog, raggiungibile cliccando qui e raggiungibile cliccando il link a destra e in alto nella sezione "Contattami". Uniti siamo più forti e non facciamoci fermare mai. Iscrivetevi!! Grazie.

domenica 8 febbraio 2009

Ma quale sono le priorità per l'Italia?

Ieri sera ho guardato il TG1. Dio ve ne scampi per carità! Credo sia stata una delle pagine più brutte del giornalismo italiano e, anche se ormai non mi spavento di nulla, sono stato veramente colpito negativamente da come l'informazione pubblica sta trattando questo grave periodo in cui versa l'Italia. Venti minuti, dico venti, al caso Eluana e trenta secondi, dico trenta, alla crisi economica. La strumentalizzazione che si sta facendo del caso Englaro ha qualcosa dell'incredibile e mi rammarica molto questa cosa. Io pensavo che l'Italia fosse un Paese in cui vivono 57 Milioni di allenatori quando gioca la Nazionale ma sto notando in questi giorni che è il Paese in cui esistono 57 milioni di psicologi, di neurologi, di padri e madri con i figli come Eluana. Ognuno trasforma la vita di questa povera ragazza in un argomento di discussione. Per una volta è possibile raccontare la verità e fermarsi esclusivamente a quella? E' possibile per una volta parlare di fatti in questo Paese di pochi fatti e tante opinioni? Perché non si dicono solamente le tre cose che bastano e avanzano per trattare questo caso? Mi limito ad elencarle senza pender parte al dibattito di questi giorni perché ritengo che la vita di ognuno sia privata e non merce di scambio: 1) In uno Stato di Diritto, patria per giunta del Diritto Romano che ci è invidiato da tutti, una sentenza definitiva ha l'obbligo di essere applicata e nessuno è al di sopra delle legge. 2) Anni fa a questa povera ragazza è stata diagnosticata la morte cerebrale che per definizione neuropatologica, individuabile in qualsiasi testo sull'argomento, è l'assenza di vita elettrica di tutto o gran parte del cervello. La diagnosi di morte, in questi casi, può essere anticipata ad una fase in cui il processo di morte, pur coinvolgendo irreversibilmente il paziente in quanto organismo, non ne ha ancora coinvolto pienamente e irreversibilmente i singoli organi. 3) A prescindere dalla legge e dalla scienza, ogni singolo soggetto è padrone della propria vita e nessuno può intervenire nelle decisioni passate, presenti e future che riguardano quella singola persona. Io penso basti questo per trattare questo caso perché sinceramente non trovo che ci sia null'altro da dire. Chi sono io per dire se Eluana deve vivere o morire? Chi sono i giornalisti, i politici, i vescovi, i papi, i governanti per dire e dare opinioni sulla vita di un'altra persona? C'è un bisogno atavico di FATTI in questo Paese e io mi sono limitato a dirli, nulla di più. Da qui in poi faccio un passo indietro e dovrebbero farlo in molti. Dicevo prima dei trenta secondi concessi gentilmente alla crisi economica che sta attraversando il Paese. Tutto il mondo occidentale sta tentando di agire per fronteggiare la crisi nel migliore dei modi e l'Italia cosa fa? Dà gli incentivi per le auto, per i mobili e per gli elettrodomestici? Magari questo sarebbe anche utile, ma non oggi! Non quando si ha una situazione che porterà milioni di persone nel giro di sei mesi a perdere il lavoro, non ora che la parte più produttiva del Paese sta chiudendo baracca e burattini perché non c'è più una lira di cash, non ora che le piccole e medie imprese attraversano un periodo di buio perché non hanno lavoro. Ho la fortuna di conoscere qualche imprenditore e vi giuro che molti di loro non hanno quasi più una vita sociale da quanto girano per l'Italia per trovare lavoro. Questo per me non è normale del tutto. Sono d'accordo sul far chiudere chi non ha avuto una condotta gestionale corretta della propria impresa, ma chi l'ha avuta, e ancor'oggi si sta facendo il c..o per cercare di rimediare qualche spiraglio di speranza, deve essere sostenuto e rafforzato con norme ad hoc. E non c'è all'orizzonte un piano decente per salvaguardare le imprese che meritano e nemmeno per salvare i posti di lavoro che esse portano con sé! Di questi casi nel Nord Est, ma credo in tutta Italia, ce ne sono a bizzeffe, altro che frigoriferi o mobili. Noi dove siamo? Siamo purtroppo a parlare di Costituzione filo-sovietica mentre accadono le cose che ho appena detto sopra, siamo a fare la campagna elettorale in Sardegna a spese nostre mentre a Monaco i più grandi Paesi d'Europa si riuniscono per sentire il vice presidente degli USA che parla di politica estera e della crisi economica globale, siamo a parlare delle mignotte a New York invece di far rendere conto a chi governa del proprio NON-operato e siamo a parlare di Eluana, quando Eluana meriterebbe solo il rispetto e la dignità proprie del silenzio.

P
.S.: Ringrazio Danx di Italia senza valori per avermi assegnato il premio Dardos. Grazie per la fiducia!

sabato 31 gennaio 2009

Salvatore Borsellino e i rapporti tra Stato e mafia!



Non ci sono parole! Il video si commenta da solo. Grazie Salvatore per aver detto queste parole a chi voleva ascoltare e a chi tutti i giorni vuole ascoltare. Grazie a chi ha organizzato la manifestazione a Roma a Piazza Farnese contro le vittime della mafia. La giornata passerà allo storia, secondo i media nostrani, come quella delle offese al Presidente della Repubblica che non ci sono mai state. Fortunatamente abbiamo la Rete che ci mostra la verità e ci mostra delle splendide persone come Salvatore Borsellino che ci spiegano cos'è la mafia e quali sono i rapporti tra Stato e mafia. Buona visione!

mercoledì 21 gennaio 2009

Obama è il 44th Presidente degli USA!



Ecco a voi il discorso di insediamento di Obama come Presidente degli Stati Uniti d'America tradotto in italiano e trovato sul sito del Corriere della Sera (qui). Tradurre 20 minuti di discorso sarebbe stata impresa ardua per me e nemmeno il tempo a disposizione sta dalla mia parte. Per chi conosca bene l'inglese linko il video del discorso, che comunque rappresenta un momento storico a prescindere e quindi consiglio di guardarlo lo stesso. Per chi capisca l'inglese ma ha difficoltà a capire tutto dal video, linko questa pagina che vi permette di leggere il testo del discorso di Obama in versione originale ed integrale. Evviva Obama!

Discorso di Obama come 44th Presidente degli USA:

Concittadini, oggi sono qui di fronte a voi con umiltà di fronte all'incarico, grato per la fiducia che avete accordato, memore dei sacrifici sostenuti dai nostri antenati. Ringrazio il presidente Bush per il suo servizio alla nostra nazione, come anche per la generosità e la cooperazione che ha dimostrato durante questa transizione.

Sono quarantaquattro gli americani che hanno giurato come presidenti. Le parole sono state pronunciate nel corso di maree montanti di prosperità e in acque tranquille di pace. Ancora, il giuramento è stato pronunciato sotto un cielo denso di nuvole e tempeste furiose. In questi momenti, l'America va avanti non semplicemente per il livello o per la visione di coloro che ricoprono l'alto ufficio, ma perché noi, il popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati, e alla verità dei nostri documenti fondanti. Così è stato. Così deve essere con questa generazione di americani.

Che siamo nel mezzo della crisi ora è ben compreso. La nostra nazione è in guerra, contro una rete di vasta portata di violenza e odio. La nostra economia è duramente indebolita, in conseguenza dell'avidità e dell'irresponsabilità di alcuni, ma anche del nostro fallimento collettivo nel compiere scelte dure e preparare la nazione a una nuova era. Case sono andate perdute; posti di lavoro tagliati, attività chiuse. La nostra sanità è troppo costosa, le nostre scuole trascurano troppi; e ogni giorno aggiunge un'ulteriore prova del fatto che i modi in cui usiamo l'energia rafforzano i nostri avversari e minacciano il nostro pianeta.

Questi sono indicatori di crisi, soggetto di dati e di statistiche. Meno misurabile ma non meno profondo è l'inaridire della fiducia nella nostra terra: la fastidiosa paura che il declino dell'America sia inevitabile, e che la prossima generazione debba ridurre le proprie mire. Oggi vi dico che le sfide che affrontiamo sono reali. Sono serie e sono molte. Non saranno vinte facilmente o in un breve lasso di tempo. Ma sappi questo, America: saranno vinte. In questo giorno, ci riuniamo perché abbiamo scelto la speranza sulla paura, l'unità degli scopi sul conflitto e la discordia. In questo giorno, veniamo per proclamare la fine delle futili lagnanze e delle false promesse, delle recriminazioni e dei dogmi logori, che per troppo a lungo hanno strangolato la nostra politica.

Rimaniamo una nazione giovane, ma, nelle parole della Scrittura, il tempo è venuto di mettere da parte le cose infantili. Il tempo è venuto di riaffermare il nostro spirito durevole; di scegliere la nostra storia migliore; di riportare a nuovo quel prezioso regalo, quella nobile idea, passata di generazione in generazione: la promessa mandata del cielo che tutti sono uguali, tutti sono liberi, e tutti meritano una possibilità per conseguire pienamente la loro felicità.

Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, capiamo che la grandezza non va mai data per scontata. Bisogna guadagnarsela. Il nostro viaggio non è mai stato fatto di scorciatoie o di ribassi. Non è stato un sentiero per i deboli di cuore, per chi preferisce l’ozio al lavoro, o cerca solo i piaceri delle ricchezze e della celebrità. E’ stato invece il percorso di chi corre rischi, di chi agisce, di chi fabbrica: alcuni celebrato ma più spesso uomini e donne oscuri nelle loro fatiche, che ci hanno portato in cima a un percorso lungo e faticoso verso la prosperità e la libertà.

Per noi hanno messo in valigia le poche cose che possedevano e hanno traversato gli oceani alla ricerca di una nuova vita.

Per noi hanno faticato nelle fabbriche e hanno colonizzato il West; hanno tollerato il morso della frusta e arato il duroterreno.

Per noi hanno combattuto e sono morti in posti come Concord e Gettysburg, la Normandia e Khe Sahn.

Ancora e ancora questi uomini e queste donne hanno lottato e si sono sacrificati e hanno lavorato fino ad avere le mani in sangue, perché noi potessimo avere un futuro migliore. Vedevano l’America come più grande delle somme delle nostre ambizioni individuali, più grande di tutte le differenze di nascita o censo o partigianeria.

Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniamo il paese più prosperoso e più potente della Terra. I nostri operai non sono meno produttivi di quando la crisi è cominciata. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri beni e servizi non meno necessari della settimana scorsa o del mese scorso o dell’anno scorso. Le nostre capacità rimangono intatte. Ma il nostro tempo di stare fermi, di proteggere interessi meschini e rimandare le decisioni sgradevoli, quel tempo di sicuro è passato. A partire da oggi, dobbiamo tirarci su, rimetterci in piedi e ricominciare il lavoro di rifare l’America.

Perché ovunque guardiamo, c’è lavoro da fare. Lo stato dell’economia richiede azioni coraggiose e rapide, e noi agiremo: non solo per creare nuovi lavori ma per gettare le fondamenta della crescita. Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche, le linee digitali per nutrire il nostro commercio e legarci assieme. Ridaremo alla scienza il posto che le spetta di diritto e piegheremo le meraviglie della tecnologia per migliorare le cure sanitarie e abbassarne i costi. Metteremo le briglie al sole e ai venti e alla terra per rifornire le nostre vetture e alimentare le nostre fabbriche. E trasformeremo le nostre scuole e i college e le università per soddisfare le esigenze di una nuova era. Tutto questo possiamo farlo. E tutto questo faremo.

Ci sono alcuni che mettono in dubbio l’ampiezza delle nostre ambizioni, che suggeriscono che il nostro sistema non può tollerare troppi piani grandiosi. Hanno la memoria corta. Perché hanno dimenticato quanto questo paese ha già fatto: quanto uomini e donne libere possono ottenere quando l’immaginazione si unisce a uno scopo comune, la necessità al coraggio.

Quello che i cinici non riescono a capire è che il terreno si è mosso sotto i loro piedi, che i diverbi politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non hanno più corso. La domanda che ci poniamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funziona: se aiuta le famiglie a trovare lavori con stipendi decenti, cure che possono permettersi, una pensione dignitosa. Quando la risposta è sì, intendiamo andare avanti. Quando la risposta è no, i programmi saranno interrotti. E quelli di noi che gestiscono i dollari pubblici saranno chiamati a renderne conto: a spendere saggiamente, a riformare le cattive abitudini, e fare il loro lavoro alla luce del sole, perché solo allora potremo restaurare la fiducia vitale fra un popolo e il suo governo.

Né la domanda è se il mercato sia una forza per il bene o per il male. Il suo potere di generare ricchezza e aumentare la libertà non conosce paragoni, ma questa crisi ci ha ricordato che senza occhi vigili, il mercato può andare fuori controllo, e che un paese non può prosperare a lungo se favorisce solo i ricchi. Il successo della nostra economia non dipende solo dalle dimensioni del nostro prodotto interno lordo, ma dall’ampiezza della nostra prosperità, dalla nostra capacità di ampliare le opportunità a ogni cuore volonteroso, non per beneficenza ma perché è la via più sicura verso il bene comune.

Per quel che riguarda la nostra difesa comune, respingiamo come falsa la scelta tra la nostra sicurezza e i nostri ideali. I Padri Fondatori, di fronte a pericoli che facciamo fatica a immaginare, prepararono un Carta che garantisse il rispetto della legge e i diritti dell’uomo, una Carta ampliata con il sangue versato da generazioni. Quegli ideali illuminano ancora il mondo e non vi rinunceremo in nome del bisogno. E a tutte le persone e i governi che oggi ci guardano, dalle capitali più grandi al piccolo villaggio in cui nacque mio padre, dico: sappiate che l’America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che cerca un futuro di pace e dignità, e che siamo pronti di nuovo a fare da guida.

Ricordate che le generazioni passate sconfissero il fascismo e il comunismo non solo con i carri armati e i missili, ma con alleanze solide e convinzioni tenaci. Capirono che la nostra forza da sola non basta a proteggerci, né ci dà il diritto di fare come ci pare. Al contrario, seppero che il potere cresce quando se ne fa un uso prudente; che la nostra sicurezza promana dal fatto che la nostra causa giusta, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità dell’umiltà e della moderazione.

Noi siamo i custodi di questa eredità. Guidati ancora una volta da questi principi, possiamo affrontare quelle nuove minacce che richiedono sforzi ancora maggiori e ancora maggior cooperazione e comprensione fra le nazioni. Inizieremo a lasciare responsabilmente l’Iraq al suo popolo, e a forgiare una pace pagata a caro prezzo in Afghanistan. Insieme ai vecchi amici e agli ex nemici, lavoreremo senza sosta per diminuire la minaccia nucleare, e allontanare lo spettro di un pianeta surriscaldato. Non chiederemo scusa per la nostra maniera di vivere, né esiteremo a difenderla, e a coloro che cercano di ottenere i loro scopi attraverso il terrore e il massacro di persone innocenti, diciamo che il nostro spirito è più forte e non potrà essere spezzato. Non riuscirete a sopravviverci, e vi sconfiggeremo.

Perché sappiamo che il nostro multiforme retaggio è una forza, non una debolezza: siamo un Paese di cristiani, musulmani, ebrei e indù - e di non credenti; scolpiti da ogni lingua e cultura, provenienti da ogni angolo della terra. E dal momento che abbiamo provato l’amaro calice della guerra civile e della segregazione razziale, per emergerne più forti e più uniti, non possiamo che credere che odii di lunga data un giorno scompariranno; che i confini delle tribù un giorno si dissolveranno; che mentre il mondo si va facendo più piccolo, la nostra comune umanità dovrà venire alla luce; e che l’America dovrà svolgere un suo ruolo nell’accogliere una nuova era di pace.

Al mondo islamico diciamo di voler cercare una nuova via di progresso, basato sull’interesse comune e sul reciproco rispetto. A quei dirigenti nel mondo che cercano di seminare la discordia, o di scaricare sull’Occidente la colpa dei mali delle loro società, diciamo: sappiate che il vostro popolo vi giudicherà in base a ciò che siete in grado di costruire, non di distruggere. A coloro che si aggrappano al potere grazie alla corruzione, all’inganno, alla repressione del dissenso, diciamo: sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che siamo disposti a tendere la mano se sarete disposti a sciogliere il pugno.

Ai popoli dei Paesi poveri, diciamo di volerci impegnare insieme a voi per far rendere le vostre fattorie e far scorrere acque pulita; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quei Paesi che come noi hanno la fortuna di godere di una relativa abbondanza, diciamo che non possiamo più permetterci di essere indifferenti verso la sofferenza fuori dai nostri confini; né possiamo consumare le risorse del pianeta senza pensare alle conseguenze. Perché il mondo è cambiato, e noi dobbiamo cambiare insieme al mondo.

Volgendo lo sguardo alla strada che si snoda davanti a noi, ricordiamo con umile gratitudine quei coraggiosi americani che in questo stesso momento pattugliano deserti e montagne lontane. Oggi hanno qualcosa da dirci, così come il sussurro che ci arriva lungo gli anni dagli eroi caduti che riposano ad Arlington: rendiamo loro onore non solo perché sono custodi della nostra libertà, ma perché rappresentano lo spirito di servizio, la volontà di trovare un significato in qualcosa che li trascende. Eppure in questo momento - un momento che segnerà una generazione - è precisamente questo spirito che deve animarci tutti.

Perché, per quanto il governo debba e possa fare, in definitiva sono la fede e la determinazione del popolo americano su cui questo Paese si appoggia. E’ la bontà di chi accoglie uno straniero quando le dighe si spezzano, l’altruismo degli operai che preferiscono lavorare meno che vedere un amico perdere il lavoro, a guidarci nelle nostre ore più scure. E’ il coraggio del pompiere che affronta una scala piena di fumo, ma anche la prontezza di un genitore a curare un bambino, che in ultima analisi decidono il nostro destino.

Le nostre sfide possono essere nuove, gli strumenti con cui le affrontiamo possono essere nuovi, ma i valori da cui dipende il nostro successo - il lavoro duro e l’onestà, il coraggio e il fair play, la tolleranza e la curiosità, la lealtà e il patriottismo - queste cose sono antiche. Queste cose sono vere. Sono state la quieta forza del progresso in tutta la nostra storia. Quello che serve è un ritorno a queste verità. Quello che ci è richiesto adesso è una nuova era di responsabilità - un riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo doveri verso noi stessi, verso la nazione e il mondo, doveri che non accettiamo a malincuore ma piuttosto afferriamo con gioia, saldi nella nozione che non c’è nulla di più soddisfacente per lo spirito, di più caratteristico della nostra anima, che dare tutto a un compito difficile.

Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza.

Questa è la fonte della nostra fiducia: la nozione che Dio ci chiama a forgiarci un destino incerto. Questo il significato della nostra libertà e del nostro credo: il motivo per cui uomini e donne e bambine di ogni razza e ogni fede possono unirsi in celebrazione attraverso questo splendido viale, e per cui un uomo il cui padre sessant’anni fa avrebbe potuto non essere servito al ristorante oggi può starvi davanti a pronunciare un giuramento sacro.

E allora segnamo questo giorno col ricordo di chi siamo e quanta strada abbiamo fatto. Nell’anno della nascita dell’America, nel più freddo dei mesi, un drappello di patrioti si affollava vicino a fuochi morenti sulle rive di un fiume gelato. La capitale era abbandonata. Il nemico avanzava, la neve era macchiata di sangue. E nel momento in cui la nostra rivoluzione più era in dubbio, il padre della nostra nazione ordinò che queste parole fossero lette al popolo: “Che si dica al mondo futuro... Che nel profondo dell’inverno, quando nulla tranne la speranza e il coraggio potevano sopravvivere... Che la città e il paese, allarmati di fronte a un comune pericolo, vennero avanti a incontrarlo”.

America. Di fronte ai nostri comuni pericoli, in questo inverno delle nostre fatiche, ricordiamoci queste parole senza tempo. Con speranza e coraggio, affrontiamo una volta ancora le correnti gelide, e sopportiamo le tempeste che verranno. Che i figli dei nostri figli possano dire che quando fummo messi alla prova non ci tirammo indietro né inciampammo; e con gli occhi fissi sull’orizzonte e la grazia di Dio con noi, portammo avanti quel grande dono della libertà, e lo consegnammo intatto alle generazioni future.

Grazie. Dio vi benedica e Dio benedica gli Stai Uniti d'America.

sabato 10 gennaio 2009

Ma in che Paese siamo?

Da giorni, incredulo di ciò che mi accade intorno, mi chiedo dove sto vivendo, cos'è l'Italia oggi, cos'era l'Italia ieri, cosa sarà l'Italia domani (se esisterà ancora l'Italia) e le domande che mi pongo e pongo alla Rete sono molteplici. Che Paese è questo che non permette di eleggere propri rappresentanti con un sistema elettorale scandaloso? Che Paese è questo che ha 18 condannati in via definitiva all'interno del Parlamento dove si fanno le leggi? Che Paese è questo dove esistono in Parlamento più di 80 tra imputati in primo grado, secondo grado, patteggiati e prescritti? Lo stesso Parlamento dove si fanno le leggi, tanto per ribadire. Che Paese è questo che permette che 4 persone siano, durante il loro mandato di servizio pubblico, diverse dalle altre di fronte alla legge? Che Paese è questo che non ha più un'informazione al servizio dei cittadini ma a servizio dei Partiti e delle lobby economiche? Che Paese era questo quando ci stavano Montanelli e Biagi a dirigere i giornali? Che Paese è questo che, prima, ha tutto pronto per vendere la propria compagnia aerea ad Air France senza debiti per i cittadini, con un prezzo buono ed un piano industriale decente e, dopo, svende la stessa a imprenditori indebitati, che non hanno un soldo bucato e che lasciano tutti i debiti ai cittadini? Che Paese è questo che, dopo aver svenduto la propria compagnia aerea agli imprenditori di cui sopra, con una trattativa ai limiti della legge, cerca delle compartecipazioni con gli stessi francesi che prima aveva liquidato e sbeffeggiato? Che Paese è questo che non affronta una crisi economico-finanziaria che deve ancora dare "il meglio di sè" ma che, nonostante ciò, sta già facendo danni, disoccupati e crisi un pò dappertutto? Che Paese è questo la cui l'informazione non denuncia questo stato di cose e non chiede di rispondere del proprio operato ai governanti, ma parla invece della neve a Gennaio e dell'esodo di Ferragosto? Che Paese è questo che si merita Berlusconi come Premier? Che Paese è questo che ha come priorità la (pseudo)Riforma della Giustizia già sapendo chi è l'artefice della (pseudo)Riforma? Che Paese è questo che ha un leader dell'opposizione che "apre" al Governo per fare la (pseudo)Riforma "inciucio" della Giustizia? Che Paese è questo che deve subire la leadership di Veltroni nel maggior partito che si offre come Riformista? Che Paese è questo che, nel napoletano, ha un'intera classe dirigente del partito che si offre come Riformista imputata per frodi e corruzioni? Che Paese è questo che ha la Lega Nord che propone una tassa di 50 euro contro gli immigrati per rinnovare i permessi di soggiorno? Che tasse esistevano negli Stati Uniti quando noi eravamo gli immigrati? Che Paese è questo che ha i canoni anche per andare in cesso ormai? Che Paese è questo che ha la RAI pubblica quando l'Inghilterra ha la BBC pubblica? Che Paese è questo che vuole controllare la Rete allo scopo non solo di non far più rispondere a queste domande, ma anche e soprattutto quello di non farle nemmeno più queste domande? Io sono italiano e spero che altri italiani riescano ad aiutarmi a chiarire questi dilemmi!

giovedì 1 gennaio 2009

Buon 2009 da Teo News!

(Da http://blog.libero.it/grilloparlantena/)

Buon Anno a tutti i blogger italiani e mondiali. Spero per tutti voi che il 2009 possa riservarvi tante gioie e che possiate rendere reali tutti i sogni che avete nella vostra vita. Speriamo di ritrovarci fra un anno ancora più contenti di oggi e speriamo che il nostro Bel Paese sia più bello, sano, leale, volitivo, speranzoso e gioioso di quello che è oggi. Un abbraccio caloroso a tutti!